Il sistema culturale e creativo rappresenta un’infrastruttura economica spesso “silenziosa” ma decisiva per la competitività territoriale: crea occupazione, genera domanda di nuove competenze e innerva filiere che vanno dalla comunicazione al design, dall’editoria agli eventi, fino alle connessioni con il Made in Italy e con il turismo. In Abruzzo, i dati Excelsior 2025 elaborati da Unioncamere e Ministero del Lavoro restituiscono una fotografia chiara sia dello stock (imprese e addetti) sia dei fabbisogni (entrate programmate e caratteristiche della domanda di lavoro).
Nel perimetro del core cultura (imprese culturali in senso stretto, considerate tra quelle con dipendenti), l’Abruzzo conta 1.170 imprese e 7.840 dipendenti. La distribuzione provinciale evidenzia un baricentro naturale nell’area costiera, con Pescara che registra 400 imprese e 2.890 dipendenti, seguita da Chieti (260 imprese; 1.570 dipendenti), L’Aquila (260 imprese; 1.550 dipendenti) e Teramo (250 imprese; 1.830 dipendenti). In altri termini, il sistema culturale regionale appare articolato, ma con un peso significativo dell’asse Chieti–Pescara, che complessivamente somma 660 imprese e 4.460 addetti nel core cultura.
Passando ai fabbisogni (entrate programmate), nel 2025 le imprese culturali e creative in Abruzzo prevedono 3.160 entrate. La struttura contrattuale è prevalentemente dipendente (73,6%), con un ricorso non marginale alla somministrazione (12,5%) e una quota di altri non alle dipendenze (10,6%); più contenuta la componente co.co.co. (3,2%).
I fabbisogni delle imprese culturali e creative in Abruzzo mostrano una domanda composita per livello di istruzione. Nel complesso regionale, le entrate programmate richiedono profili universitari per il 32,5%, ITS Academy per il 4,4%, secondario per il 37,6% e qualifica professionale per il 16,6%. Questo mix suggerisce una filiera del lavoro culturale che integra funzioni creative e progettuali, competenze digitali e gestionali, ma anche ruoli operativi e tecnico-professionali.
Le province accentuano alcune specificità: Pescara evidenzia una quota universitaria più alta (38,8%) e una forte incidenza di secondario (41,8%), mentre Chieti presenta una quota universitaria più contenuta (25,9%) e un secondario elevato (42,3%). Anche L’Aquila mostra una caratteristica distinta: la quota ITS (10,6%) è sensibilmente superiore alle altre province, indicando una domanda potenzialmente significativa per profili tecnico-specialistici.
Due indicatori, in particolare, meritano attenzione perché parlano di tenuta e trasformazione del mercato del lavoro culturale:
Sul versante anagrafico, le entrate “fino a 29 anni” in Abruzzo sono 34,3%: un dato che conferma il ruolo del settore come canale occupazionale anche per i più giovani, soprattutto in Pescara (39,4%) e Chieti (36,4%).
Guardando più nello specifico alle professioni culturali e creative (un perimetro occupazionale che consente di leggere la domanda di competenze in modo più diretto), l’Abruzzo programma 2.390 entrate nel 2025. Qui cambiano alcuni indicatori: il fabbisogno universitario scende al 23,0%, l’ITS sale al 6,8%, mentre il secondario resta al 37,6% e la qualifica professionale cresce al 24,0%. La difficoltà di reperimento è comunque rilevante (43,2%), e la necessità di ulteriore formazione rimane elevata (71,3%).
Le differenze provinciali sono marcate: L’Aquila mostra una quota universitaria molto alta (44,0%) e un ITS significativo (16,5%), mentre Chieti si caratterizza per un peso molto forte del secondario (60,7%) e per una quota universitaria più bassa (11,9%). Pescara mantiene un profilo intermedio con università al 28,2% e qualifica al 29,8%.
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